DALL’ASCOLTO ALLA SOLUZIONE
Disturbi dell’Umore
L’umore è il colore della nostra esperienza emotiva: ci permette di vivere la gioia, la tristezza, la motivazione e la connessione con gli altri. Tuttavia, quando si altera in modo persistente – diventando troppo basso, instabile o apparentemente “bloccato” – può trasformarsi in un disturbo dell’umore, influenzando pensieri, comportamenti e persino la percezione di sé e del mondo.
I disturbi dell’umore non sono semplici “sbalzi d’umore” passeggeri, ma condizioni complesse che spesso affondano le radici in dinamiche psicologiche profonde, come traumi, perdite non elaborate, conflitti interni o modelli relazionali disfunzionali.

DALLA COMPRENSIONE DEL PROFONDO ALLA COSTRUZIONE DI NUOVE POSSIBILITÀ.
Depressione
La depressione non è semplicemente “tristezza”, ma un disturbo pervasivo che influenza affetti, cognizioni, corpo e relazioni. I sintomi possono includere:
- Umore depresso persistente (senso di vuoto, disperazione, pianto immotivato).
- Perdita di interesse nelle attività un tempo piacevoli (anedonia).
- Fatica e rallentamento psicomotorio (o, al contrario, agitazione).
- Disturbi del sonno e dell’appetito (insonnia/ipersonnia, aumento/diminuzione di peso).
- Sensi di colpa o autosvalutazione (“Non valgo nulla”, “Sono un peso per gli altri”).
- Pensieri ricorrenti di morte o ideazione suicidaria (in casi gravi).
Le cause della depressione sono multifattoriali:
- Fattori biologici (squilibri neurochimici, familiarità).
- Eventi stressanti (lutti, separazioni, fallimenti, traumi).
- Dinamiche psicologiche (bassa autostima, stili di attaccamento insicuri, rabbia repressa).
- Contesti relazionali (isolamento, relazioni tossiche, mancanza di supporto).
In terapia, si lavora per:
- Identificare i “nodi” emotivi che alimentano la depressione (es. lutti non elaborati, rabbia rivolte contro sé stessi).
- Riconoscere i “copioni” depressogeni (es. “Non merito amore”, “Tutto è inutile”).
- Riattivare la motivazione attraverso piccoli obiettivi realistici.
- Migliorare la connessione con gli altri, spesso compromessa dal ritiro sociale.
Dinamiche di Lutto e Perdita
Il lutto è una reazione naturale alla perdita di una persona cara, ma anche di altre dimensioni significative della vita:
- Una relazione (separazione, divorzio, tradimento).
- Un ruolo (perdita del lavoro, pensionamento, cambiamenti identitari).
- Un progetto di vita (aborto, infertilità, fallimento di un sogno).
- La salute (malattia cronica, disabilità).
Il processo di elaborazione del lutto è personale e non lineare: può includere fasi come negazione, rabbia, tristezza, senso di colpa e infine accettazione (modello di Kübler-Ross), ma non tutti le vivono nello stesso ordine o con la stessa intensità. In alcuni casi, il lutto diventa complicato quando:
- La tristezza persiste per oltre 6-12 mesi senza attenuarsi.
- Si sviluppano sintomi depressivi gravi (es. ideazione suicidaria, insonnia cronica).
- Si rimane “bloccati” in una fase (es. rabbia incessante, evitamento della realtà).
- La perdita riattiva ferite passate (es. abbandoni precedenti, traumi infantili).
In questi casi, la terapia aiuta a:
- Dare spazio al dolore senza esserne sommersi.
- Elaborare i sensi di colpa (“Avrei potuto fare di più”).
- Ridefinire la relazione con ciò che è stato perso (es. attraverso lettere, rituali simbolici).
- Trovare nuovi significati nella vita dopo la perdita.
Lutto e depressione: qual è la differenza?
Il lutto è una reazione context-dependent (legata a un evento specifico), mentre la depressione è un disturbo pervasivo che può emergere anche senza una causa scatenante evidente. Tuttavia, i due possono sovrapporsi: un lutto non elaborato può sfociare in depressione, e viceversa. La terapia aiuta a distinguere questi aspetti per un intervento mirato.
I disturbi dell’umore sono spesso intrecciati con dinamiche relazionali e tratti di personalità. Ad esempio:
- Una depressione cronica può nascondere un disturbo di personalità dipendente o evitante.
- Il lutto non elaborato può alimentare paure dell’abbandono o difficoltà nella gestione dei confini relazionali.
Se riconosci in te o in un familiare modelli relazionali ripetuti che alimentano il malessere (es. relazioni instabili, senso di vuoto cronico, difficoltà a dire “no”), ti invitiamo a esplorare la nostra pagina dedicata: Difficoltà Relazionali e di Personalità.
La psicoterapia dinamica breve si rivela uno strumento prezioso per esplorare queste dimensioni, aiutando a:
- Comprendere le cause del malessere (es. lutti irrisolti, ferite narcistiche, sensi di colpa).
- Lavorare sulle difese che, pur proteggendoci dal dolore, finiscono per mantenerlo (es. evitamento, razionalizzazione eccessiva).
- Recuperare la capacità di provare emozioni in modo autentico, senza esserne sopraffatti.
- Ristabilire un senso di agency, ovvero la fiducia nella propria capacità di influenzare la propria vita.
Quando chiedere aiuto?
È importante rivolgersi a uno specialista se:
- La tristezza o l’apatia durano da settimane/mesi senza miglioramento.
- Si fa fatica a svolgere le attività quotidiane (lavoro, cura di sé, relazioni).
- Si avvertono pensieri ricorrenti di morte o desideri di “scomparire”.
- Il lutto sembra non trovare una via d’uscita, isolandoti dagli altri.
- Si ricorre a comportamenti autodistruttivi (abuso di alcol, autolesionismo, dipendenze).
La psicoterapia dinamica breve offre uno spazio per dare voce al dolore e trasformarlo in una possibilità di cambiamento, senza giudizio e con strumenti concreti per ritrovare leggerezza.

