DALL’ASCOLTO ALLA SOLUZIONE

Disturbi legati al Trauma e allo Stress

Lo stress è una risposta naturale del nostro organismo alle sfide della vita. Ma quando un evento è troppo intenso, improvviso o prolungato – o quando avviene in un momento di particolare vulnerabilità (come l’infanzia) – può lasciare ferite invisibili che continuano a influenzare pensieri, emozioni e comportamenti anche a distanza di anni.

I disturbi legati al trauma non sono “debolezze” o qualcosa che si può superare “con la forza di volontà”. Sono reazioni adattive di una mente che ha dovuto fronteggiare qualcosa di troppo grande da elaborare. Il problema non è l’evento in sé, ma il fatto che il sistema nervoso è rimasto “bloccato” in quella esperienza, come un disco rotto che continua a riprodurre la stessa canzone.

Disturbi trauma

DALLA COMPRENSIONE DEL PROFONDO ALLA COSTRUZIONE DI NUOVE POSSIBILITÀ.

Traumi Relazionali

Non tutti i traumi sono legati a eventi gravi e singoli (come un incidente o una violenza). Molte ferite nascono da esperienze relazionali ripetute, soprattutto nell’infanzia, che hanno minato il senso di sicurezza e di valore personale. Questi sono chiamati “traumi relazionali” o “traumi dello sviluppo”, e possono includere:

  • Trascuratezza emotiva (genitori assenti, indifferenti ai bisogni del bambino).
  • Abusi psicologici (umiliazioni, ricatti affettivi, gaslighting).
  • Relazioni instabili o imprevedibili (genitori alternativamente iperprotettivi e distanti).
  • Abbandoni o separazioni traumatiche (lutti non elaborati, affidamenti, genitori che “scompaiono”).
  • Dinamiche familiari tossiche (es. genitore narcisista, alcolismo, violenza assistita).

Come si manifestano da adulti? 

  • Difficoltà a fidarsi degli altri (paura dell’abbandono o, al contrario, dipendenza affettiva).
  • Sensi di colpa immotivati (“Sono io il problema”).
  • Autosabotaggio (inconscio timore di riuscire, per paura di attirare invidia o punizioni).
  • Reazioni emotive sproporzionate (es. rabbia esplosiva o collasso per critiche minori).
  • Problemi di autostima (“Non merito amore/successo”).

Perché sono così difficili da riconoscere? Perché spesso vengono normalizzati (“È successo a tutti”, “I miei genitori hanno fatto del loro meglio”) o confusi con tratti caratteriali (“Sono fatto così”). In realtà, sono ferite che chiedono di essere viste e guarite.

Come si lavora in terapia?

  • Ricostruendo una narrazione coerente di sé (il trauma frammenta la memoria e l’identità).
  • Lavorando sul corpo (il trauma si “incista” nei muscoli, nella postura, nel respiro).
  • Esplorando le relazioni attuali che riattivano vecchie ferite (es. partner che ignorano i bisogni, capi controllanti).
  • Imparando a “genitorializzare” se stessi, cioè a dare a sé le cure che non si sono ricevute.

Disturbo Post-Traumatico da Stress (DPTS)

Il DPTS è una reazione ritardata o prolungata a un evento traumatico grave, che ha messo a rischio l’integrità fisica o psicologica propria o di altri. Può svilupparsi dopo:

  • Violenze (aggressioni, stupri, maltrattamenti).
  • Incidenti (stradali, sul lavoro, disastri naturali).
  • Guerre o terrorismo.
  • Diagnosi mediche gravi o interventi invasivi.
  • Morte improvvisa di una persona cara (soprattutto se violenta).

Il DPTS si manifesta con una combinazione di:

  1. Riviviscenza del trauma:
    • Flashback (sensazione che l’evento stia accadendo di nuovo).
    • Incubi ricorrenti.
    • Reazioni fisiche intense (tachicardia, sudorazione) a stimoli che ricordano il trauma (es. un odore, un luogo).
  2. Evitamento:
    • Evitare luoghi, persone o conversazioni che richiamano il trauma.
    • “Anestesia emotiva” (difficoltà a provare gioia, amore, interesse).
  3. Iperattivazione (ipervigilanza):
    • Irritabilità o scatti d’ira.
    • Difficoltà a concentrarsi o a dormire.
    • Reazione di allarme esagerata (es. sobbalzare per rumori improvvisi).
  4. Cambiamenti negativi in pensieri e umore:
    • Sensazioni di colpa (“Avrei potuto evitare che accadesse”).
    • Pensieri catastrofici (“Il mondo è pericoloso”, “Non vivrò a lungo”).
    • Sensazione di estraneità dagli altri (“Nessuno può capirmi”).

Come interviene la terapia? Il DPTS richiede un approccio graduale e sicuro, che può includere:

  • Stabilizzazione: Imparare tecniche di grounding (radicamento) per gestire flashback e ansia.
  • Elaborazione del trauma: Attraverso narrazione guidata, EMDR (se integrato) o tecniche immaginali, senza rivivere il trauma in modo traumatico.
  • Lavoro sul senso di colpa (“Non è colpa tua”, “Hai fatto del tuo meglio per sopravvivere”).
  • Ricostruzione di un senso di sicurezza nel corpo e nel mondo.

Trauma e Corpo: Il Legame Invisibile

Il trauma non vive solo nella mente: si deposita nel corpo. Ecco alcuni segni fisici comuni:

  • Tensione muscolare cronica (spalle, mascella, addome).
  • Disturbi del sonno (insonnia, incubi, risvegli improvvisi).
  • Problemi digestivi (sindrome dell’intestino irritabile, nausea).
  • Dolori inspiegabili (emicranie, fibromialgia).
  • Sistema immunitario indebolito (frequenti malattie).

La terapia psicocorporea (respiro, movimento consapevole, bioenergetica) può essere un valido supporto per “sbloccare” le memorie traumatiche intrappolate nei tessuti.

La psicoterapia dinamica breve, integrata con approcci trauma-informed, aiuta a:

 

  • Comprendere come il trauma ha modellato le tue reazioni (es. ipervigilanza, evitamento, sensi di colpa).
  • Lavorare sulle memorie traumatiche in modo sicuro, senza rivivere l’evento in modo invasivo.
  • Ripristinare un senso di sicurezza nel corpo e nelle relazioni.
  • Recuperare la capacità di regolare le emozioni, senza essere sopraffatti da paure o rabbia immotivate.

Quando chiedere aiuto?

È importante rivolgersi a uno specialista se:

 

  • I sintomi durano da più di un mese e interferiscono con la vita quotidiana.
  • Eviti situazioni importanti (lavoro, relazioni, luoghi) per paura.
  • Ti senti “diviso” da te stesso (sensazione di osservarti dall’esterno, vuoti di memoria).
  • Fai uso di sostanze (alcol, droghe, farmaci) per “anestetizzare” le emozioni.
  • Hai pensieri suicidari o di autolesionismo.

 

Attenzione: In caso di crisi acute (es. flashback intrusivi, dissociazione grave), contatta immediatamente un servizio di emergenza psicologica (es. 112, Telefono Azzurro, centri antiviolenza).

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