Terapia perinatale (1)

UN PASSO VERSO LA CONOSCENZA RECIPROCA

Psicologia Perinatale: Il delicato passaggio verso la Genitorialità

La gravidanza, il parto e il post-partum (puerperio) sono comunemente considerati i momenti più felici nella vita di una persona. Tuttavia, la realtà è spesso più complessa, fatta di “chiaroscuro”.

La Psicologia Perinatale è quel ramo della psicologia che si occupa di tutelare il benessere di mamma, papà e bambino nel periodo che va dal desiderio di concepire fino ai primi anni di vita del figlio.

Diventare genitori non è un evento che accade in un giorno, ma un processo psichico profondo. Insieme al bambino, nasce anche una madre e nasce un padre. Questo passaggio comporta una ristrutturazione della propria identità: ci si confronta con l’immagine ideale che avevamo della famiglia e con i ricordi della nostra stessa infanzia. È un momento di estrema vulnerabilità, in cui vecchie ferite o paure possono riemergere.

DALL’ASCOLTO ALLA SOLUZIONE

Ambiti di intervento

Il mio intervento di supporto psicologico e psicoterapeutico si rivolge a singoli e coppie che affrontano diverse criticità legate alla sfera riproduttiva e genitoriale:

 

  • Difficoltà nel concepimento e Infertilità: Il sostegno psicologico durante i percorsi di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA), affrontando il lutto del “figlio biologico naturale” e lo stress delle procedure mediche.
  • Ansia e paure in gravidanza: Gestione della paura del parto (tocofobia), ansia per la salute del feto o difficoltà ad accettare i cambiamenti del corpo.
  • Disagio nel post-partum: Depressione post-partum, “Baby Blues” persistente, ansia generalizzata o sentimenti di inadeguatezza che impediscono di sintonizzarsi con i bisogni del neonato.
  • Lutto Perinatale: Il supporto per elaborare la perdita di un bambino durante la gravidanza o subito dopo la nascita, un dolore spesso invisibile e non riconosciuto socialmente.
  • Difficoltà nel legame genitore-bambino: Quando ci si sente distanti emotivamente dal proprio figlio o si fatica a comprendere il suo pianto e i suoi ritmi.

Quando la gioia lascia spazio alla fatica

Spesso i neogenitori si sentono in colpa se non provano quella “felicità assoluta” che la società impone, o se si sentono sopraffatti dalla stanchezza e dalle responsabilità. Chiedere aiuto in questa fase non significa essere “genitori sbagliati”, ma avere il coraggio di prendersi cura di sé per potersi prendere cura, al meglio, del proprio bambino.

Il mio approccio: Uno spazio per accogliere l’ambivalenza

Nel lavoro clinico perinatale, offro uno spazio di ascolto privo di giudizio. Lavorare in ottica psicodinamica in questa fase significa:

  1. Normalizzare l’ambivalenza: Accettare che l’amore per il bambino può convivere con sentimenti di rabbia, noia o nostalgia per la vita precedente.
  2. Costruire uno spazio mentale: Aiutare la madre e il padre a fare spazio nella propria mente per il bambino “reale”, diverso da quello “immaginario” o idealizzato.
  3. Sostenere la coppia: Aiutare i partner a ritrovare un equilibrio nel passaggio da “due” a “tre” (o più), prevenendo l’isolamento e la crisi coniugale.

Intervenire precocemente in questa fase è fondamentale: sostenere il benessere mentale del genitore è il miglior investimento possibile per la salute emotiva e lo sviluppo futuro del bambino.

Quando chiedere aiuto?

L’ansia e i sintomi psicosomatici non sono “debolezze” da ignorare: sono segnali che la mente e il corpo stanno chiedendo attenzione. È utile rivolgersi a uno specialista se:

 

  • I sintomi persistono da mesi e limitano la vita quotidiana.
  • Si evita sistematicamente situazioni per paura (es. guidare, prendere l’ascensore).
  • I disturbi fisici non trovano riscontro in esami medici.
  • Si fa ricorso a sostanze (alcol, farmaci) o comportamenti compulsivi per “calmare” l’ansia.

 

La psicoterapia dinamica breve offre uno spazio protetto per comprendere l’origine del disagio e trovare strategie concrete per gestirlo, senza dover ricorrere a soluzioni temporanee o dannose.